Il Crociato - Aprile 2016

La lettera del vostro Cappellano

Cari Crociati,

cosa vuol dire precisamente “Resurrezione”? Vuol dire che un cor- po, che con la morte si era realmente separato dalla sua anima, ritor- na di nuovo ad unirsi con essa. Una cosa ammirevole! Quando una persona muore, già dopo qualche ora il suo corpo diventa rigido e di colore più scuro: è l’inizio di quella che si chiama “corruzione del cor- po”. Ebbene, è evidente che solo un miracolo potrebbe riportare alla vita quel corpo che vediamo lì, immobile, che non respira più...

È proprio ciò che è accaduto la mattina di Pasqua! Gesù, inchiodato sulla Croce, dopo aver sparso tutto il suo sangue, “rese
lo spirito”, cioè realmente morì, e fu posto infatti in un sepolcro, coperto da un lenzuolo bianco (che si conserva ancora oggi: la Santa Sindone). Poi, con la sua potenza divina, Lui che già durante la sua vita pubblica aveva risuscitato alcune persone (ricordate Lazzaro), fece un miracolo ancora più grande: risuscitò se stesso!

Ma Gesù non conobbe la corruzione del corpo, che si conservò in- tatto pur essendo morto, lì nel sepolcro: era pur sempre il corpo di un Dio!

La festa di Pasqua deve dunque farci meditare sulla grandezza del Dio che adoriamo nell’Eucaristia e che riceviamo quando ci accostia- mo alla Santa Comunione: la Resurrezione è la prova decisiva che quel Gesù, vissuto duemila anni fa, è sì un vero uomo (la sua morte lo dimostra) ma soprattutto, come ci insegna il Catechismo, è anche vero Dio.

Vi benedico augurandovi una santa festa di Pasqua.