Chartres-Parigi: il racconto di un "pellegrino"

Giugno 18, 2019
Source: FSSPX Spirituality

Il capitolo italiano al pellegrinaggio Chartres-Parigi della Fraternità San Pio X

(8-11 giugno 2019)

“Ma quando arriveremo, quanto manca ancora all’arrivo, oramai siamo dentro Parigi da più di un’ora… quanto durerà ancora?”.

Questa la domanda di un giovane pellegrino italiano unitosi, lungo il cammino, al capitolo San Carlo Borromeo, che quest’anno ha rappresentato il Distretto italiano della FSSPX a quello che è forse il pellegrinaggio più importante, sentito e partecipato che la Fraternità organizza e svolge ormai da molti anni.

La risposta arriva da un pellegrino anziano che gli dice: “Dura tutta la vita!”. Sì, perché il pellegrinaggio è la metafora della vita di ogni cristiano. È una salita verso Dio fatta di penitenza, faticosa purificazione interiore, preghiera appassionata, tenuti per mano dalla Vergine Santa per liberarsi dalle sirene di un mondo che corre freneticamente in direzione opposta e che prova incessantemente ad incatenarci con le sue false e perverse lusinghe.

Il Pellegrinaggio Chratres-Parigi è stato anche studio prima e preparazione, con la novena alla Vergine di Cotignac di cui ricorre il quinto centenario dell'apparizione ad uno spaccalegna, Jean de la Baume (10 agosto 1519). E poi riflessione personale (ognuno ha preparato un testo da condividere con gli altri) sul tema di quest’anno: Servire la Cristianità. Servire la Cristianità vuol dire servire la Chiesa; vuol dire essere animati dal fuoco e dalla carità missionaria per cooperare all'avvento del regno sociale di Cristo e con esso alla civiltà cattolica. Tale restaurazione può farsi solo con uno sforzo di santificazione personale e con una vera e propria crociata per le vocazioni. Maria Regina delle Vittorie è la nostra speranza in questa lotta per il regno di Dio.

Questo l’impegno preso a Chartres e, con il Rosario sempre in mano, il capitolo si è fatto trovare pronto il giorno 8 giugno, di buon mattino, per la Santa Messa nel giardino della Cattedrale di Chartres (già, perché per i “lefebvriani” il retro della cattedrale è anche troppo...) che ha dato inizio al pellegrinaggio. Dodici i partecipanti, tutti delle regioni del nord Italia, coordinati dalla espertissima ed entusiasta Giulia Colombo e guidati da don Luigi Moncalero, Priore al Priorato San Marco di Silea. Una piccola organizzazione, quindi, ma splendidamente efficiente perché portatrice, in nuce, dell’ordine che Dio ha voluto nel mondo, ovvero quella parte che opera nella società per farla ben vivere negli obblighi quotidiani e l’altra che la guida, sorregge e sovrintende.

Dopo la benedizione impartita dal celebrante, don Gaud, al termine della Messa, il lunghissimo corteo di pellegrini lascia lentamente la città della Loira per inoltrarsi lungo il percorso verso Parigi. Si sono attraversati piccoli borghi, foreste e splendide distese di frumento che si perdevano a vista d’occhio, dando l’impressione di essere veramente lontani da ogni richiamo mondano, liberi di aprirci al Signore che è nel nostro cuore, pregarlo e lodarlo.

Negli zaini portiamo poche cose, come Gesù raccomanda agli apostoli, lasciamo a casa le nostre storie per tre giorni in cui pensare alla felicità che si proverà una volta alla presenza di Dio, in paradiso, al cui confronto nulla pare così gravoso o difficile, nemmeno gli oltre cento chilometri di questo pellegrinaggio, un’occasione imperdibile per cercare l’intimità con Dio sapendolo presente nella nostra anima.

La giornata scorre veloce, tra canti, preghiere del Rosario, le nostre meditazioni, momenti di silenzio e anche di fraterna socialità, in particolare modo con gli amici spagnoli con i quali ci sosteniamo vicendevolmente in maniera sempre molto calorosa.

La sera arriviamo stanchissimi e doloranti, per recuperare i nostri bagagli, montare le tende e consumare le provviste portate da casa. Siamo veramente in tanti nel campo, dove manca la benché minima comodità e si dimenticano rapidamente le nostre abitudini. Ci si rende conto che basta poco alla nostra vita, perché il tutto di cui abbiamo bisogno è Dio.

L'indomani è domenica, si riparte. Il Signore lo ritroviamo nelle Messe private che i numerosi sacerdoti celebrano prima dell’alba; è il Signore con cui ci riconciliamo nelle confessioni fatte per strada. E poi la Messa di Pentecoste officiata, pontificalmente da Monsignor Tissier de Mallerais nel tardo pomeriggio. Il Prelato ha ricordato il Fondatore della Fraternità, Monsignor Lefebvre, richiamandoci quattro punti principali del suo insegnamento: per ricostruire la Cristianità bisogna conservare il Santo Sacrificio della Messa autentico che rinnova sacramentalmente il Sacrificio del Calvario; poi, con il Santo Sacrificio della Messa, ricostituire una élite di cristiani che vive in stato di Grazia, di cristiani fieri dei propri eroi, dei propri santi e della propria cultura; con questa élite che vive della vita di Cristo Re e Sacerdote rimettere la Corona a Nostro Signore Gesù Cristo, nell'ambito politico, nelle leggi, e per fare questo è necessaria, da una parte, la scuola veramente cattolica che “impregna” i bambini e i ragazzi di religione; dall'altra ci vogliono degli uomini solidi, capaci di occupare posti di responsabilità, al fine di esercitare un influsso benefico ed essere dei punti di riferimento per gli altri; infine, bisogna consacrarsi totalmente alla Vergine Maria, per essere suoi strumenti docili e attivi nella ricostruzione della cristianità.

Si percorrono quaranta chilometri al giorno, nei primi due giorni e una trentina l’ultimo giorno in arrivo a Parigi. La fatica e il dolore fisico aumentano con i chilometri e non sai se arriverai fino in fondo, ma ci si sente come trasportati, non si molla perché quel cammino faticoso non è altro che la nostra vita, e lo facciamo insieme agli altri pellegrini che simboleggiano la Chiesa a cui tutti noi apparteniamo.

Arriviamo a Parigi. Il lungo corteo che si snoda per le strade della Ville lumière è veramente imponente: l'ultimo giorno si uniscono anche “gli operai dell'undicesima ora”: le famiglie con i passeggini, gli ammalati in carrozzella, tutti quelli che non si sono potuti unire agli altri sin dall'inizio, ma che non vogliono mancare. In testa, dietro l'enorme croce di legno che ha guidato i tre giorni di pellegrinaggio, il folto gruppo dei sacerdoti inquadrati quasi militarmente in fila per quattro, poi le religiose, poi i vari “capitoli” mescolati. Un unico grade serpentone orante che grida, più con l'esempio che con la voce: “Gesù deve regnare!”.

Poi, finalmente, la Place Vauban, dove davanti al mausoleo che conserva i resti mortali di Napoleone, l'altare è già stato installato per la Messa di chiusura (chapeau agli impeccabili responsabili della logistica!), celebrata dal Superiore del Distretto di Francia, don Benoît de Jorna, che al termine rinnova la consacrazione del Distretto alla Madonna.

C'è il sole, ma la fatica si fa sentire e il vento sembra ghiacciare le ossa. Ma ce l'abbiamo fatta!

L'ultima fatica per recuperare i bagagli. Ci si saluta in fretta: chi ha l'aereo, chi non vede l'ora di farsi una doccia in ostello (“...ma quanto è lontano?”).

Arrivederci, Parigi: il prossimo anno dobbiamo essere almeno il doppio!

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