Il preoccupante consiglio del presidente dell'Accademia per la vita

17 Dicembre 2019
Fonte: fsspx.news
Mons. Vincenzo Paglia.

Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha dichiarato il 10 dicembre 2019 che sarebbe pronto a tenere la mano di qualcuno che ha scelto volontariamente l'eutanasia, non vedendo in questo gesto un sostegno al suicidio. Si tratta di un atteggiamento contrario alla morale cattolica.

Il presidente della Pontificia Accademia per la vita ha parlato in una conferenza stampa il 10 dicembre 2019, aprendo un simposio di due giorni sulle cure palliative, sponsorizzato dalla Santa Sede e una fondazione del Qatar, The World Innovation Summit for Health. .

Rispondendo alla domanda se un sacerdote potesse essere presente durante la procedura di suicidio assistito, mons. Paglia ha dichiarato che sarebbe disposto a farlo, sulla base del fatto che "il Signore non abbandona mai nessuno".

"In questo senso - ha aggiunto il prelato - accompagnare, tenere la mano di qualcuno che muore, è, credo, un grande dovere che ogni credente dovrebbe incoraggiare (...), anche se siamo contrari al suicidio assistito".

Una posizione contraria a quella pubblicata dai vescovi svizzeri il 5 dicembre 2019. Il documento dei prelati svizzeri indica che gli agenti pastorali non devono essere presenti alla morte di una persona per suicidio assistito. Alla domanda su questa divergenza, mons. Paglia ha dichiarato: "Bisogna sapersi emancipare dalle regole" e non essere "ideologi" (sic).

Risposta sorprendente di un dirigente di un'accademia pontificia la cui vocazione è proprio quella di illuminare gli scienziati usando le regole della teologia morale e dei principi etici.

Per chiarire questo argomento, è sufficiente menzionare il Catechismo di San Pio X che ricorda che il quinto comandamento del Decalogo proibisce il suicidio, perché "l'uomo non è il padrone della sua vita come lo non è di quella degli altri. E la Chiesa punisce il suicidio con la privazione della sepoltura ecclesiastica". Anche il catechismo della Chiesa cattolica pubblicato nel 1992, che mons. Paglia dovrebbe seguire, ricorda queso divieto e aggiunge anche che la cooperazione nel suicidio è "contraria alla legge morale".

Non ci vuole molto per capire che la presenza del sacerdote durante il suicidio assistito creerebbe una serie ambiguità, sia nel paziente che desidera morire, sia in quelli che lo assistono, suggerendo che la Chiesa tollererebbe questa pratica abominevole.

Il “consiglio” dell'arcivescovo Paglia equivale, se non alla cooperazione al male, almeno a un vero scandalo, che consiste, come ricorda ancora il Catechismo di San Pio X, in “ogni parola, ogni atto o ogni omissione che è per gli altri un'occasione di commettere peccato”.