La professione di fede del Card. Parolin

30 Giugno 2021
Fonte: Distretto d'Italia

Facendo seguito a quanto riportato in un precedente articolo[QUI], proponiamo una riflessione sull’ultima tappa della vicenda tra la Santa Sede e lo stato italiano in merito al DdL Zan.

Niente paura, zelanti fedeli del neo-modernismo: la Santa Sede, nonostante così sembrasse, non ha fatto marcia indietro sui solidi princìpi del Vaticano II; l’apparente ingerenza negli affari interni della Repubblica italiana quanto al DdL Zan1 è stata subito ritrattata e, finalmente, nessuno metterà più in discussione l’accoglienza e la tolleranza verso il mondo LGBT, nessuno metterà più in discussione i diritti di quest’ultimo a fare propaganda delle loro teorie e pratiche nei confronti dei bambini nelle scuole. Altrimenti, ci saremmo dovuti aspettare, coerentemente, condanne canoniche da parte della stessa Sede Apostolica nei confronti dei sacerdoti tedeschi che benedicono le unioni omosessuali. Absit.

Fortunatamente, l’inclito ed eminentissimo Segretario di Stato S.E.R. Card. Parolin ha ricordato a tutti noi che la nuova chiesa è fondata sulla libertà religiosa2, così come stabilito da Dignitatis humanae n° 2: tale diritto alla libertà religiosa deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell’ordinamento giuridico della società; nessuno spazio più, dunque, ad uno Stato di tipo confessionale che riconosca i diritti dell’unica vera religione e, semmai, tolleri soltanto le altre. Ricordiamolo però, la libertà religiosa, così come affermata nel Vaticano II e condannata da Quanta cura3, è né più né meno che un’eresia.

Coerentemente, allora, ricordiamo anche questo, la Santa Sede stessa provvide a proporre alla Repubblica italiana la modifica a quel Concordato di cui nelle ultime ore tanto si parla: nel 1984, infatti, la nuova versione del trattato tra l’Italia e il Vaticano espungeva, tra le altre, l’esplicita menzione della confessionalità dell’art. 1 del trattato del 1929: «L’Italia riconosce e riafferma il principio consacrato nell’articolo 1° dello Statuto del Regno 4 marzo 1848, pel quale la religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato».

Dunque, eminentissimo Card. Segretario di Stato, è vero, l’Italia è ormai uno stato laico: ma chi l’ha voluto, se non la Santa Sede stessa, imbarazzata dal fatto che, dopo la professione di libertà religiosa del Vaticano II, non vedeva ancora garantita la detta libertà religiosa in alcuni stati tra cui la Spagna e l’Italia stessa?

L’Italia è purtroppo uno stato laico, e, per un eminentissimo membro dell’attuale gerarchia ecclesiastica che si fonda sul principio modernista della libertà religiosa, il riconoscerlo con vigore come lei ha fatto non è che un atto di coerenza e pertinacia nel male. Ma il farselo ricordare, quasi a rigirare il coltello nella piaga, dal Presidente del Consiglio Draghi (che quanto ad ingerenze politiche non avrebbe nulla da insegnare a nessuno, ma molti mea culpa da fare), è un po’ triste. Farselo ricordare poi addirittura prima di tutti gli altri dal cantante rap Fedez4, e diventarne l’eco, è addirittura grottesco. Ma ognuno sceglie i suoi maestri.

Dunque, eminentissimo Card. Segretario di Stato, lei ha perso un’importante occasione: quella di tacere, dando soltanto l’impressione di professare l’eresia.

Ha scelto invece di parlare forte e chiaro, confermando brutalmente la triste impressione.