Mons. Marcel Lefebvre: «Non possiamo più essere preti a metà...»

13 Ottobre 2019
Fonte: Distretto d'Italia

Presentiamo lo stralcio di un'omelia pronunciata dal nostro Fondatore nel corso della Messa Crismale, il 27 marzo 1986.

Abbiate […] lo spirito di sacrificio. Direi piuttosto, più che spirito di sacrificio, spirito di crociata. Il crociato è un uomo sacrificato. Chi è in battaglia, lascia giù gli impedimenta, tutto ciò che potrebbe impacciarlo nella battaglia. Ricordatevi della lotta tra Davide e Golia. Si era cercato di mettere addosso a Davide una pesante armatura per proteggerlo dai colpi di Golia, ma Davide disse: «Con questa armatura non posso fare nulla. Toglietemela. Prendo la mia fionda e vado a combattere. Con la grazia di Dio avrà la vittoria» (cfr. 1 Re 17, 39-47). Ebbene, sono queste le disposizioni che dobbiamo avere in questa tremenda crociata.

Mai crociata, nel corso della storia, fu come quella di oggi. Tutto si coalizza contro la fede, tutto si coalizza contro la Chiesa: nemici interni, nemici esterni, dappertutto. Siamo confrontati con battaglie come mai ci sono state nella storia della Chiesa. Quindi dobbiamo essere dei crociati. Non possiamo più essere dei preti a metà. Non possiamo avere una vocazione esitante e fragile. Per combattere questa battaglia ci vogliono degli uomini convinti, uomini che abbiano la fede, la carità, delle convinzioni profonde e che si preparino a combattere e dare tutto per concorrere alla vittoria e al regno di Nostro Signore Gesù Cristo.

Direi che è una grazia per voi, cari seminaristi: vivete in un'epoca in cui bisogna essere o degli eroi o niente. Avete la scelta: o abbandonare la battaglia, o combattere come degli eroi. Avete, allora, bisogno delle virtù degli eroi. Non si può tergiversare, altrimenti cadrete sotto i primi colpi, non resisterete ai molteplici attacchi del demonio. Vedete come anche all'interno della Fraternità il demonio cerca in tutti i modi di dividerci, di corromperci, di diminuire le nostre forze. In modo molto abile, riesce a suscitare costantemente delle opposizioni, delle divisioni per cercare d'indebolire le nostre forze e la nostra battaglia, per disgregarci e riportare la vittoria.

Se è vero, come l'ha annunciato san Paolo ai Tessalonicesi, che l'apostasia generale deve arrivare prima della venuta dell'Anticristo, è chiaro che il demonio sembrerà trionfare. Per quanto tempo? Non se ne sa nulla, ma avrà l'apparenza della vittoria per un certo tempo, fino a che arrivi l'Anticristo per farsi adorare come dio, nel tempio stesso di Dio (2 Tess 2, 3-4). Ma la Chiesa ha le promesse di perennità e quindi non può scomparire. Noi siamo stati chiamati da Dio per mantenere la fede cattolica e combattere questa battaglia straordinaria.

Preghiamo Dio, cari confratelli, cari amici, preghiamo affinché siamo veramente degni di essere chiamati da Lui a questa straordinaria crociata, e promettiamoGli la nostra fedeltà incondizionata, fedeltà alla fede. Certo, anche il governo della Chiesa è stato fondato per la difesa della fede e normalmente noi dovremmo essere fedeli al governo della Chiesa per aiutarlo a propagare la fede e a continuare la fede cattolica. Ma se questo governo viene meno al suo dovere, se questo governo abbandona la sua funzione e si ritorce contro la fede, che cosa dobbiamo fare: rimanere uniti al governo o rimanere uniti alla fede? Sta a noi di scegliere. Che cosa viene per prima: la fede o il governo? Ci troviamo davanti ad un dilemma e siamo costretti ad operare una scelta. Ora, il governo è per la fede, e non viceversa, poiché la fede è Gesù Cristo stesso. Dobbiamo rimanere uniti a Gesù Cristo prima di essere uniti al governo, fosse anche quello della Chiesa; governo senz'altro fondato da Gesù Cristo, ma non per diventarne il nemico, non per distruggerlo, non per condurre le anime verso gli idoli, i falsi dèi, verso i demoni!

Siamo fermi in questa fede e chiediamo alla Vergine Maria, la Madonna delle Vittorie, di darci la forza nella lotta, di aiutarci a riportare la vittoria in questo assalto dell'inferno contro Nostro Signore Gesù Cristo, il dolce Nostro Salvatore […].