Mons. Marcel Lefebvre: verso la Festa di Cristo Re

23 Ottobre 2019
Fonte: Distretto d'Italia

Chiesa e Politica: prime righe di una lunga lettera pastorale del 1955 di Mons. Marcel Lefebvre, allora Arcivescovo di Dakar (Senegal).

Nisi Dominus aedificaverit domum, in vano laboraverunt qui aedificant eam.

Se Dio non edifica la casa, invano si affaticano coloro che la edificano (Sal 126)

 

Non abbiamo forse l'impressione che questa parola si realizzi spaventosamente ai nostri giorni?

Dal momento in cui gli uomini credono di potersi separare da Dio per costruire la Città, questa crolla da tutte le parti. Gli uomini s'intestardiscono a fare piani, progetti, congressi, associazioni internazionali, e man mano che che ne preparano la realizzazione, tutto ciò che appare come la soluzione ideale sparisce come inghiottito da sabbie mobili sulle quali non si può costruire nulla.

Inutile cercare di costruire la Città senza Dio, perché Egli solo ne è il vero architetto, Egli solo ne definisce le fondamenta e le leggi, Egli solo infonde nei cuori la carità, unico cemento delle società umane, e negli animi la verità, che costituisce il solido fondamento.

Allontanandosi da Dio, gli uomini hanno perso la saggezza. Tutti i governi umani sono crollati, rosi dall'orgoglio o dalla ricerca disperata dei beni materiali. Quando in quei territori che ci sono così cari si creano o si trasformano delle città, noi vorremmo far sentire la chiamata di Dio, la voce della Chiesa, eco di quella di Nostro Signore, Re e Maestro di tutte le nazioni. Pensiamo di adempiere ai doveri del nostro incarico e rendere un servizio a tutti coloro che cercano il vero bene delle nostre popolazioni africane.

La Chiesa e la politica

Vorremmo, prima di affrontare il nostro tema, definire bene la posizione della Chiesa nei confronti della politica e, di conseguenza, nei confronti dei partiti politici.

La politica, nel senso filosofico del termine, poiché comprende ciò che riguarda il governo della città, non può lasciare la Chiesa nell'indifferenza e nella neutralità. Difatti, lo Stato è una società inscritta da Dio nella natura degli uomini, che sono fatti per vivere in società. Dio è quindi il fondamento dei diritti e dei doveri dello Stato. Il fine della società civile, le sue leggi fondamentali, i limiti dei suoi poteri e l'estensione delle sue funzioni sono inscritti nella natura delle cose e delle persone create da Dio. La Chiesa ha sempre ricordato ai governi e ai loro capi che essi hanno dei doveri verso Dio; che la persona umana e la famiglia sono anteriori allo Stato e che questo non può asservirli o disporne a volontà; che non può neanche concedere ai cittadini quelle libertà che condurrebbero alla negazione del bene e del male.

I partiti politici, anche quando si limitano al solo conseguimento del bene comune, rappresentano delle libere opinioni circa il modo di realizzare tale bene. Peraltro, troppo spesso i loro programmi sono impastati di verità e di errori, e bisogna anche aggiungere che, ahimé, essi sono fatti più per ottenere il voto degli elettori che per fare il bene della città, quando non nascondono la difesa di sordidi interessi. La Chiesa chiede ai suoi fedeli di avere sempre davanti agli occhi, nel compimento dei doveri di cittadino, i princìpi che sono il fondamento della vera società voluta da Dio. Essa interviene solo nel caso di dottrine assolutamente perverse e radicalmente contrarie ai diritti di Dio, della Chiesa, della famiglia o della persona umana, com'è il caso del Comunismo. Non nasconde il suo timore davanti a coloro che hanno tendenze nettamente opposte a tali diritti, ma così facendo essa rimane sempre sul piano della morale e dei doveri verso Dio.

«La Chiesa – dice il Santo Padre, Papa Pio XII – si tiene a distanza dagli intrighi mutevoli. Se essa giudica, non è per uscire da una neutralità fin lì osservata, perché Dio non è mai neutro verso le cose umane di fronte al corso della storia, e per questo motivo neanche la Chiesa può esserlo. Se parla, è in virtù della sua divina missione voluta da Dio. La Chiesa non può abbassarsi a giudicare secondo criteri esclusivamente politici. Non può legare gli interessi della religione a degli orientamenti determinati da scopi puramente terreni. Non può esporsi al pericolo che vi siano dei motivi validi per dubitare del suo carattere religioso. Tuttavia, essa non può mai dimenticare che la sua qualità di rappresentante di Dio sulla terra non le permette di restare indifferente, sia pure per un istante, tra il bene e il male nelle cose umane». [...]

Mons. Marcel Lefebvre, Lettera Pastorale: Dakar, Quaresima del 1955, in M. Lefebvre, Lettres Pastorales et écrits, ed. Fideliter 1989.