La Tradizione Cattolica - N.1(109)-2019

Sommario:

Papa Francesco e l’Islam: dal
concilio alla religione mondiale

La giusta reazione

La quarta ondata

I signori della morte in Vaticano
Vita della Tradizione


Orari S. Messe del Distretto

Editoriale

di don Ludovico Sentagne

 

Veritas liberavit vos, La verità vi libererà.
È la promessa del Verbo incarnato, la Parola di Dio che viene ad illuminare la nostra intelligenza, nell’attesa di vederlo faccia a faccia nell’eternità.
Dal lato opposto il Principe di questo mondo è «come seduto su una cattedra elevata, tutta fuoco e fumo»! Così lo presenta sant’Ignazio agli esercitanti nella contemplazione dei “due stendardi”. Tutto fuoco e fumo, tutto passioni, emozioni e confusione.
La grande confusione che regna oggi nella società moderna e negli uomini di Chiesa rimonta nelle sue cause a cinquecento anni fa, come abbiamo potuto “festeggiare” due anni fa con l’anniversario di Lutero.
Quest’anno 2019 ci porta invece i 50 anni della Messa moderna, la “Messa di Lutero” come la chiamò Mons. Lefebvre1. Sembra quindi importante per noi conoscere bene i princìpi alla base di questi errori per evitare che a forza di respirarli diventino nostri, anche senza volerlo.
Quali e quanti sono? Ed in primo luogo, si può parlare di una Riforma come si parla di una Chiesa cattolica?

Riforma e riforme
Gli storici parlano spesso della Riforma. Ma a guardare da vicino possiamo piuttosto parlare di quattro movimenti:
1) La Riforma luterana: inizia nell’ottobre del 1517.
2) La seconda riforma, la riformata, inizia cinquecento anni fa nel 1519 a Zurigo con Huldrych Zwingli. Nella sua scia verrà Giovanni Calvino nel 1536 a Ginevra.
3) La terza riforma detta “radicale”, perché rimprovera ai luterani e riformati di essere troppo timorati e conservatori.
Darà poi vita, tra l’altro, agli anabattisti e a tutti i movimenti pentecostali e carismatici.
4) La quarta riforma è l’anglicana, iniziata nel 1531. Prenderà con Elisabetta una dottrina protestante con un organizzazione del tipo cattolico (due tendenze che troviamo ancora oggi tra
Low Church e High Church).

Principi in comune
Queste quattro riforme si incontrano su due formule di base:
- sola scriptura: l’autorità sovrana delle Scritture;
- sola fides: salvezza gratuita.

Sola scriptura è la prima liberazione: Lutero si libera dal Magistero, cioè del principio prossimo d’interpretazione della
Bibbia. La custodia della Rivelazione è stata lasciata a san Pietro e ai suoi successori: «Ma io ho pregato per te, Pietro,
affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, conferma i tuoi fratelli»2.
Invece per i protestanti il Magistero non esiste più. Ogni battezzato è direttamente ispirato per capire la Parola: primo principio di anarchia, anarchia dottrinale.
Di fatto i dogmi non esistono per loro: imporre o accettare un dogma sarebbe accordare alla Chiesa un’autorità che appartiene alla sola Scrittura. Théodore de Bèze nella prefazione del suo libro La Confessione della fede cristiana (1558) nega di «prescrivere a chiunque un formulario di confessione di fede» e chiede che si confronti il suo testo con la Scrittura «sola pietra di paragone».
Esistono quindi solamente delle dottrine sulle quali i protestanti delle diverse sette sono più o meno d’accordo. Possono firmare delle «Dichiarazioni comuni» tra di loro o anche con i cattolici; ma per loro queste dichiarazioni hanno un valore solamente indicativo e non sono irriformabili. Sono delle proposte e non contengono nessun obbligo.

Il protestantesimo è essenzialmente ecumenico. Visto che non si potrà mai arrivare in questa vita all’unità dottrinale, ciò che importa è il vivere insieme, il camminare insieme.
Così arriviamo alla sola fides. È il principio di fondo di tutte le riforme protestanti. Lasciamo la parola a Lutero: «Su questo articolo [della sola fides], nessuna concessione è ammissibile; non possiamo allontanarcene, anche se dovessero crollare il cielo e la terra. […] È su quest’articolo che si appoggia tutto ciò che fa la nostra vita e tutto ciò che insegniamo»3. Gerhard Ebeling lo chiamerà «la dottrina di tutte le dottrine»4. Il sola scriptura spiega come ci arriva il Vangelo, come ci è trasmesso; il sola fides spiega che cosa è il Vangelo, in che consiste.
Sola fides vuol dire che mi può salvare solamente questa “fede-fiducia” in Dio, indipendentemente della mia risposta alle sue grazie. Non importa la mia vita, non importa per i protestanti la vita dei loro fondatori. Ciò che salva è solamente la “fede-fiducia”. Anche se questo principio potrà esprimersi in più modalità secondo le diverse sette, modalità che non possiamo riassumere qui, abbiamo in ogni caso un secondo principio di anarchia, anarchia morale.
Il sola fides di Lutero diventerà con l’evoluzione dottrinale di Schleiermacher (1768-1834) un’esperienza religiosa, il sentimento che l’uomo ha di essere totalmente dipendente, cioè di essere in relazione con Dio. Siamo scesi al livello del mero sentimento che esclude qualsiasi rigenerazione dell’anima, intelligenza e volontà.


Per i protestanti di ieri e di oggi, la fede non è una adesione dell’intelligenza a una realtà conosciuta mediante la rivelazione; ma designa un legame vivente e personale con il Cristo. Per riprendere un esempio classico che troviamo presso Zwingli5 e Calvino6, «credere in Dio» non equivale a «credere che Dio esiste». «Credere in Dio» significa vivere in funzione di Dio. E la maggioranza dei protestanti sottolineano che questa vita può tradursi in credenze diverse.
L’essenziale sarà che il credente viva la sua fede, cioè la sua fiducia, la sua esperienza religiosa. Così sarà un autentico cristiano. Poco importa il dio nel quale crede, sarà sempre un’idea sua perché Dio è inconoscibile (come pensano anche i modernisti7). Invece qualcuno che professasse la buona dottrina, senza avere un legame esistenziale, intrattenere una relazione vivente, trovarsi in comunione con Dio, non sarebbe un autentico cristiano.
Povero san Tommaso d’Aquino, non aveva capito niente entrando in convento da bambino e chiedendo per primo: «Chi è Dio». Potremmo dire lo stesso di santa Teresina che alla fine della sua vita diceva, trovandosi nel buio assoluto: «Credo perché voglio credere». Era interrotta la sua ‘comunione’ con Dio?


Questo linguaggio lo ritroviamo purtroppo oggi nei uomini di Chiesa e il testo seguente ne è un esempio: la Chiesa inizia «come un incontro di persone che si aprono reciprocamente. […] Essi infatti non dovranno essere annunciatori di un’idea, ma testimoni di una persona. […] Su questa base, l’evangelizzazione altro non sarà che un annuncio di ciò che si è sperimentato e un invito ad entrare nel mistero della comunione con Cristo». Di chi è questa citazione? Di un Papa che alcuni consideravano come conservatore. Non l’ha pronunciata da teologo di punta al Concilio ma da Papa in una allocuzione nel 20068.


Papa Francesco, che applica questo principio a un musulmano che vive la sua fede con sincerità, può quindi affermare: «il pluralismo e le diversità di religione» sono una «sapiente volontà divina»9.


E il Papa regnante fa un passo in più nella stessa direzione applicando questa devastazione alla morale. Abbiamo così i risultati che potete leggere in questo numero a proposito dei matrimoni. Potremmo riassumerli con questa citazione: «Eppure davvero dico che ho visto tanta fedeltà in queste convivenze, tanta fedeltà; e sono sicuro che questo è un matrimonio vero, hanno la grazia del matrimonio, proprio per la fedeltà che hanno»10.


Noi fedeli al deposito della Tradizione che ci tramanda il Magistero preferiamo cantare con san Tommaso: «È dogma dato ai cristiani che il pane diventa carne e il vino sangue. Quello che non comprendi, quello che non vedi, lo attesta ferma la fede al di là dell’ordine naturale… Buon pastore, pane vero, Gesù, abbi pietà di noi: sii il nostro cibo, la nostra protezione! Fa’ che vediamo i beni della terra dei viventi»11.

  • 1. Mons. Marcel Lefebvre, Conferenza tenuta a Firenze, 15 febbraio 1975.
  • 2. Lc XXII, 32.
  • 3. Martin Luther, OEuvres, Labor et fides, t. 7, p. 228.
  • 4. Gerhard Ebeling, L’Essence de la foi chrétienne, Seuil, 1970, p. 172.
  • 5. Hulrich Zwingli, Deux traités sur le Credo, Beauchesne, 1997, p. 20.
  • 6. Jean Calvin, De l’Institution de la religion chriétienne, prima edizione del 1536, p. 103.
  • 7. Vedi Enciclica Pascendi di san Pio X, §6.
  • 8. Benedetto XVI , «Gli apostoli, testimoni e inviati da Cristo», Udienza generale, 22 marzo 2006.
  • 9. Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, Documento sulla fratellanza
    umana per la pace mondiale e la convivenza comune, Abu Dhabi, 4 febbraio 2019.
  • 10. Discorso del Santo Padre Francesco all’apertura del convegno ecclesiale della diocesi di Roma, 16 giugno 2016, risposta alla terza domanda.
  • 11. Sequenza Lauda Sion della Messa del Corpus Domini.