La battaglia per la messa (2/3) : Mons. Lefebvre e Roma
Con l'ingresso in scena dell'arcivescovo di Écône, la resistenza alla riforma liturgica assume una nuova dimensione. Condanne, ordinazioni vietate e sanzioni da parte di Roma metteranno a dura prova la fedeltà dei sacerdoti e dei laici impegnati in questa battaglia.
Novembre 1974. Un colpo di tuono!
Mons. Marcel Lefebvre prese pubblicamente la parola in una magnifica Dichiarazione, che forse un giorno figurerà nei manuali di storia della Chiesa come uno dei grandi eventi del post-Concilio: «Aderiamo di tutto cuore alla Roma cattolica, custode della fede cattolica e delle tradizioni necessarie al mantenimento di questa fede […] Rifiutiamo invece e abbiamo sempre rifiutato di seguire la Roma di tendenza neomodernista e neoprotestante che si è manifestata chiaramente nel Concilio Vaticano II e, dopo il Concilio, in tutte le riforme che ne sono derivate».
Un prelato si levava!
Confidò ai professori di Écône: «Quali che siano le sanzioni prese contro di noi, in queste condizioni non c'è più questione di obbedienza, ma di conservare la fede».
Ma l'arcivescovo, che aveva vissuto tutta la vita nella più perfetta obbedienza, soffriva terribilmente. Confiderà a uno dei suoi sacerdoti: «Sospettavo bene che il nostro rifiuto della messa nuova sarebbe stato, prima o poi, una pietra d'inciampo, ma avrei preferito morire piuttosto che dovermi scontrare con Roma, con il Papa!».
Due strade diverse
Nello stesso momento, dom Jean Roy, padre abate di Fontgombault, che fino ad allora era riuscito a conservare la messa tradizionale nel suo monastero, finì per adottare la riforma liturgica. Invocò l'obbedienza al Papa.
Paolo VI avrebbe del resto scritto poco dopo: «Abbiamo sancito questa riforma con la nostra autorità, chiedendone l'adozione da parte di tutti i cattolici. Se, in generale, non abbiamo ritenuto opportuno mantenere più a lungo ritardi o eccezioni a tale adozione, è in vista del bene spirituale e dell'unità dell'intera comunità ecclesiale, perché, per i cattolici di rito romano, l'Ordo Missae è un segno privilegiato della loro unità».1
Coloro che hanno conosciuto dom Roy pensano che questo abbandono forzato della messa tradizionale sia stato un grande dolore per il buon padre abate. Morì tre anni dopo, a soli 55 anni. Era amico di mons. Lefebvre, che si era recato spesso a Fontgombault. Ma nel 1974 i due prelati presero strade diverse.
La Dichiarazione di mons. Lefebvre fu un grande soffio di speranza per il signor Vincent e per tutti coloro, laici e chierici, che conducevano la battaglia della Tradizione al proprio livello.
Su Itinéraires, Jean Madiran gli portò tutto il suo sostegno. Yves Chiron racconta che suggerì al fondatore della Fraternità San Pio X di dare una spiegazione dettagliata della sua dichiarazione per mostrarne la coerenza e la legittimità. Mons. Lefebvre chiese allora a Jean Madiran di tenere lui stesso questa conferenza. Durante una visita a Écône, il grande scrittore espose «le ragioni di un laico per aderire profondamente, totalmente alla Dichiarazione», davanti ai professori e ai seminaristi.
Al termine della conferenza, mons. Lefebvre si congratulò con lui: «È esattamente il mio pensiero. Lo avete esposto molto meglio di quanto avrei saputo fare io stesso».
La condanna del 1975
La Dichiarazione del novembre 1974 fu seguita dalla comparizione di mons. Lefebvre davanti a una commissione di tre cardinali, nel febbraio 1975, poi dalla soppressione della Fraternità San Pio X in maggio, con l'approvazione di Paolo VI. I cardinali precisarono che, una volta soppressa la Fraternità, il suo seminario e tutte le sue opere perdevano il diritto di esistere.
Jean Madiran difese coraggiosamente il vescovo di Écône su Itinéraires, pubblicando i documenti di quella che chiamava «la condanna selvaggia» di mons. Lefebvre. Denunciava «lo scontro fondamentale tra la religione cattolica e la nuova religione che colonizza l'amministrazione ecclesiastica». La decisione romana era «fuori da ogni regola e da ogni legge e risulta da una monumentale furfanteria». Concludeva il suo editoriale con queste parole: «Non dobbiamo obbedire […] agli ordini abominevoli che organizzano e impongono da 10 anni l'autodistruzione della Chiesa».2
I laici fedeli alla Tradizione seguirono questa linea. Erano colpiti dalla pesantezza delle sanzioni romane, ma sostenuti dalla forza di mons. Lefebvre e dalla chiarezza del suo pensiero. Come racconta mons. Tissier de Mallerais nella sua biografia, la risposta di mons. Lefebvre alla sua condanna fu triplice.
Anzitutto, organizzò un pellegrinaggio a Roma con tutto il seminario, per testimoniare il suo attaccamento alla Roma di sempre. Poi redasse una supplica al Papa per chiedere la revisione del suo ingiusto processo. Infine, presentò un ricorso giuridico contro la soppressione della Fraternità. Il ricorso non ebbe esito, dato che il Papa aveva approvato la decisione che colpiva l'opera di mons. Lefebvre. Che fare?
Dopo matura riflessione, l'arcivescovo decise di passare oltre e ordinò tre sacerdoti il 29 giugno 1975. Il signor Vincent approvò il suo coraggio.
L'anno dell'"estate calda"
Nonostante le sanzioni romane, il seminario di Écône non chiuse i battenti. La Fraternità San Pio X era stata soppressa dalle autorità romane, ma questo era sulla carta. Il giovane virgulto, nutrito dalla linfa della Chiesa, continuava a crescere. Nell'ottobre 1975, il cardinale Villot scrisse alle conferenze episcopali per chiedere loro di rifiutare d'ora in poi l'incardinazione ai sacerdoti ordinati da mons. Lefebvre.
L'arcivescovo cercò allora di incontrare il Papa. Si esigette preliminarmente l'accettazione di tutti i documenti del Concilio Vaticano II e l'adozione del nuovo messale come prova concreta di sottomissione.
Paolo VI avrebbe dichiarato, il 24 maggio 1976: «È in nome della tradizione che chiediamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, con dignità e fervore, la liturgia rinnovata. L'adozione del nuovo Ordo Missae non è affatto lasciata al libero arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli». Il nuovo rito era stato «promulgato per prendere il posto dell'antico»3. Mons. Lefebvre rifiutò il compromesso proposto da Roma.
Tuttavia, le ordinazioni sacerdotali del mese di giugno 1976 si avvicinavano. Il signor Vincent attendeva di vedere che cosa avrebbe fatto l'arcivescovo. Avrebbe osato ordinare sacerdoti senza incardinazione? Il 25 giugno, mons. Benelli glielo vietò de mandato speciali Summi Pontificis, cioè per mandato speciale del Sommo Pontefice. Queste ordinazioni avrebbero dunque costituito un grave atto di disobbedienza alla sua autorità.
Padre Dhanis andò a trovare mons. Lefebvre. Teneva in mano un messale di Paolo VI: «Monsignore, se oggi stesso accetta di dire con me questa messa, tutto è appianato con Roma!». «Ho già celebrato la messa», replicò laconicamente l'arcivescovo.
Il 29 giugno 1976, mons. Lefebvre ordinò tredici sacerdoti. Coloro che ascoltarono la sua predica non la dimenticarono mai. Nella grande assemblea, un figlio del signor Vincent fu profondamente segnato da quell'omelia: battaglia per restare fedeli, battaglia per la Chiesa, battaglia per Gesù Cristo. Il prelato parlò con emozione del «prezioso tesoro del rito della santa messa canonizzato da san Pio V». Spiegò con gravità che «è sul problema della messa che si gioca il dramma tra Écône e Roma».
Dopo le ordinazioni ebbe luogo lo spettacolo commovente delle prime benedizioni sacerdotali. Il figlio del signor Vincent raccontò al padre quanto lo avesse toccato la benedizione data da un giovane sacerdote al proprio padre.
Le sanzioni romane
Quel giorno, l'arcivescovo incorse nella pena canonica della sospensione a collatione ordinum, che gli vietava d'ora in poi di conferire gli ordini. Il 6 luglio ricevette una monizione che gli intimava di chiedere perdono al Papa. Mons. Lefebvre rispose scrivendo a Paolo VI per chiedergli di restaurare la messa tradizionale, il sacerdozio cattolico e il regno di Nostro Signore Gesù Cristo sulla società.
Il 22 luglio fu informato che il Papa lo aveva colpito con la sospensione a divinis, che gli vietava l'esercizio degli atti del suo ministero. Questa nuova pena canonica fu un immenso dolore per il prelato che, per tutta la vita, aveva manifestato il proprio attaccamento alla sede di Pietro. Anche i nuovi sacerdoti furono colpiti da sanzioni che vietavano loro di celebrare la messa e di amministrare i sacramenti.
Il signor Vincent era costernato. Avrebbe assistito alle messe di quei giovani sacerdoti che dovevano venire in Francia a fondare i primi priorati della Fraternità San Pio X? Si sarebbe così messo in stato di disobbedienza al Papa. Che dilemma di coscienza!
Una prima supplica fu indirizzata a Paolo VI, in agosto, da Michel de Saint-Pierre, Louis Salleron, Gustave Thibon e diverse altre personalità. Ne seguì una seconda a novembre, firmata in particolare da Jean de Viguerie, Marcel de Corte e una trentina di professori. Ma il Papa non tornò sulla sua decisione.
Jean Madiran pubblicò tutti i documenti dell'«estate calda» nella sua rivista. Affermò a più riprese: «È per essere rimasto un vescovo indefettibilmente cattolico che mons. Lefebvre è stato condannato».4 Spiegava, in termini molto decisi, che si trattava di «una guerra di religione. Da una parte, quella di monsignor Lefebvre: la religione cattolica. Dall’altra, la nuova religione».5
Il signor Vincent seguiva tutti questi eventi grazie al meraviglioso lavoro di Itinéraires, che gli arrivava ogni mese. A quell'epoca non c'era Internet. La rivista di Jean Madiran svolgeva dunque un ruolo essenziale nella battaglia per la messa. Il signor Vincent scelse di seguire mons. Lefebvre nella sua battaglia per la Tradizione.
Dal 1976 al 1988
Dodici anni dopo vennero le consacrazioni episcopali del 1988. Una volta presa la decisione di proseguire i seminari della Fraternità nonostante le sanzioni romane, la consacrazione di nuovi vescovi per assicurare la trasmissione del sacerdozio appariva come una necessità.
Queste consacrazioni, che furono chiamate l'«operazione sopravvivenza» della Tradizione, furono un'occasione di gioia, perché la continuazione del sacerdozio cattolico era assicurata. Ma furono anche un'occasione di sofferenza: come nel 1976, delle famiglie si divisero e delle amicizie si spezzarono. Jean Madiran, eroe dei primi anni della battaglia della messa, scelse di separarsi da mons. Lefebvre. Anche dom Gérard prese un'altra strada, mentre dei sacerdoti lasciarono la Fraternità San Pio X per fondare la Fraternità San Pietro.
Al signor Vincent sembrava che, per coloro che avevano fatto queste scelte, il mantenimento di un legame ufficiale con le autorità romane fosse diventato più importante della libertà di combattere pubblicamente i loro errori. Lui continuò a fidarsi di mons. Lefebvre.
Tutti questi ricordi gli tornavano alla memoria mentre una nuova fase della stessa battaglia si svolgeva sotto i suoi occhi e le sanzioni romane colpivano di nuovo la Fraternità San Pio X, fedele alla Chiesa di sempre.
Marie de Clermont
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Fonte:
FSSPX Actualités
Foto: screenshot da YouTube