La lettera del Cappellano
Cari Crociati,
A gennaio tutti si scambiano gli auguri di buon anno. Molti aggiungono “E buona salute! È la cosa più importante!”, ma è davvero così? Cosa intendono con “buon anno” le persone del mondo? Intendono un anno in cui gli affari vanno bene, un anno di prosperità: per il commerciante che ci siano molti clienti, per l'agricoltore che ci sia un buon raccolto, per lo studente che abbia un bel successo agli esami. E per un cristiano? Certo, non è sbagliato augurare buoni affari a chi lavora o studia. Ma fermarsi qui sarebbe davvero incompleto. Per il cristiano la cosa più importante è la salvezza dell’anima. È per questo che siamo sulla terra e per nient'altro.
La prima cosa da augurare è quindi la salute dell’anima. Per quanto riguarda l'anima, non ci sono alternative: bisogna progredire, chi non va avanti, va a fondo. Quindi puntiamo chiaramente a un anno di crescita nella santità. Qual è dunque la conclusione? Quando si augura «buon anno» a un cristiano, si sottintende sempre «santo anno». Augurare un sacco di cose, ma dimenticare la cosa migliore ed essenziale, non sarebbe un vero augurio. Fra cristiani la prima cosa che abbiamo da augurare è un anno di prosperità spirituale, un anno di santità, un anno di crescita nell’amore di Dio, nella fede e nella speranza. È ciò che conta davvero! Allora, cari Crociati, buon e santo anno! Ecco ciò che Dio si aspetta da voi e che io vi auguro per questo anno 2026: siate santi!
don Ludovico Udressy