La Tradizione Cattolica, n° 116 (2021 n. 1)

Sommario:

Editoriale

Lettera del Superiore generale

In praeclara summorum

Dante Alighieri: una biografia

«Tu proverai sì come sa di sale ...» Ovvero delle vicissitudini dei resti mortali di Dante Alighieri.

Il viandante scoraggiato

Il pensiero politico di Dante dal De Monarchia alla Commedia

Skanderbeg

Note sull’attualità ecclesiastica

Un Noviziato per le Suore Consolatrici del Sacro Cuore di Gesù

Cronaca della Scuola San Pancrazio

Necrologi

Editoriale

L’uomo ha una potenza all’infinito nel bene o nel male, ma se non sviluppa questa capacità, può rimanere un mollusco, schiavo delle sue passioni: la pecora ideale augurata dai poteri attuali, dalla loro “educazione statale”. Il panem et circenses della fine dell’Impero Romano è diventato «lavora da casa e gioca da casa», preferibilmente da solo.

Se non vogliamo essere semplici pecore al servizio dei poteri forti che hanno per unica speranza quella di fare una vita senza troppi problemi (soprattutto senza Covid), aspettando di finire in un forno crematorio dopo l’eutanasia, cosa dobbiamo fare? Per essere figli di Dio, già cittadini della Gerusalemme eterna nella fede e nella speranza, aspettando di esserlo nella visione e nel possesso di Dio, dobbiamo sviluppare le energie che Dio ha messo in noi tramite l’esercizio delle virtù.

La virtù? Che cos’è precisamente? Già nell’ordine naturale, il bambino deve imparare a rendere a ognuno il suo bene, il suo diritto, e non considerare come tutto «mio» o «al mio servizio»: questa buona abitudine della volontà che man mano diventa una facilità che procura felicità nel suo esercizio si chiama virtù di giustizia con tutto il suo corteo di virtù annesse che permettono la vita in società secondo il salmista: «Oh! Quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!» (Sal 132,1). Troveremo così la religione verso Dio, la pietà verso i genitori e la patria, il rispetto verso i superiori che si traduce in stima, onore, culto e obbedienza. Quanto alle persone verso le quali abbiamo un debito, ci sarà la riconoscenza o gratitudine, oppure la vendetta verso chi
fa il male e la verità che dobbiamo a noi stessi. E siamo rimasti nell’ordine naturale. Ma quando il Dio Trinità infonde la grazia nella nostra anima, è ancora più generoso. Al battesimo riceviamo tutto un corteo di virtù infuse che ci permettono di rispondere alla grazia e meritare il Paradiso. A perfezionare l’azione delle virtù ci saranno i sette Doni dello Spirito Santo. Dante nella Divina Commedia ci mostra l’anima che si eleva, lasciando l’uomo vecchio con i suoi difetti per modellarsi all’immagine del Divin Salvatore.

Abbiamo a cuore nell’educazione dei figli e nella nostra, non solamente di sfuggire i peccati mediante i Dieci Comandamenti, ma ancora di far crescere l’anima ad imitazione di Gesù Cristo. Nell’esame di coscienza ogni sera e prima della Confessione guardiamo come abbiamo potuto mancare nell’esercizio delle virtù. Così potremo «rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera» (Ef 4,24).

Ad maiorem Dei gloriam.

don Ludovico Sentagne