Grande è la confusione sotto il cielo…

Fonte: FSSPX Attualità

… La situazione è dunque eccellente, direbbe Mao Zedong. E con lui ogni rivoluzionario che si rispetti. Oggi, ahinoi, sembra sia diventato il motto delle più alte autorità della Chiesa, fautrici di quel caos organizzato tanto caro ai distruttori della civiltà cristiana di ogni epoca e latitudine.

La pace è diventata un’ipostasi, causa efficiente e finale delle religioni: «Non c’è nessuna guerra santa, solo la pace è santa», dichiara Papa Leone XIV nel suo messaggio ai capi religiosi riuniti ad Assisi per il 40° anniversario del primo incontro nel 1986. Con una frase sono spazzati via due millenni di dottrina cattolica sulla guerra giusta: da Sant’Agostino1 e i Padri della Chiesa, a San Tommaso d’Aquino2 a Pio XII.3 Perentorio, in merito, Romano Amerio: «La guerra non può essere l’estremo dei mali, tranne per chi adotta la veduta irreligiosa che ravvisa nella vita, e non nel fine trascendente della vita, il bene supremo».4

Ma niente di più normale per una Chiesa dove l’irreligione è diventata la norma, dove non si capisce letteralmente più nulla. Proprio in questi giorni parte, nella Diocesi di Milano, l’iniziativa promossa dalla Pastorale Giovanile che offre cinque lezioni online per conoscere la storia, il pensiero, e le tradizioni del buddhismo, in preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù di Seul 2027. Un corso di apologetica per fornire uno sguardo critico su una falsa e pericolosa religione sempre più diffusa in Occidente? Neanche per sogno. Si legge nella brochure di presentazione che «il buddhismo costituisce una delle più importanti tradizioni religiose e filosofiche dell’umanità e rappresenta, nel contesto contemporaneo, un interlocutore privilegiato per la riflessione su questioni fondamentali quali il significato dell’esistenza, l’esperienza della sofferenza, la ricerca della felicità, l’etica della convivenza e il rapporto tra interiorità e mondo». Ve lo immaginate San Francesco Saverio farsi spiegare dai buddhisti il significato dell’esistenza e la via per la felicità?

Del resto, come conferma la stessa Diocesi nel documento Fede e accoglienza: l’oratorio come luogo di incontro interreligioso, «anche le identità sono in cammino, per cui occorre evitare ogni restrizione preconcetta nei confronti di un rinnovamento che si mostra sempre più necessario nell’attuale società plurale, in cui vi è il rischio che l’appello ad una relazione esclusiva con Cristo si traduca in forme relazionali escludenti». Ecco perché «l’oratorio ha a cuore che a nessuno sia impedito di coltivare il proprio cammino di fede».

E come si potrebbe? Ora che la Chiesa plurale ha raggiunto tali altezze di civiltà che le Università teologiche cattoliche conferiscono dottorati honoris causa ai patriarchi “ortodossi”, come ha fatto l’Angelicum verso Bartolomeo I, con tanto di laudatio del cardinale Koch per «lo straordinario contributo al pensiero ecumenico» da parte del vescovo scismatico. Oppure pensiamo, sempre in questi giorni, alla Conferenza Episcopale Italiana che propone le Schede per conoscere l’Islam, come se si trattasse di un approfondimento di teologia cattolica. Alla presentazione ufficiale delle Schede, il cardinal Zuppi ha sottolineato come il confronto con l’Islam «aiuta a capire ancora di più le radici cristiane dell’Italia e che cosa può tornare a essere il Mediterraneo». Qualcuno ipotizza un secondo teatro di quanto avvenuto il 7 ottobre 1571 al largo di Lepanto.

Evidentemente no. Sono solo ossessioni da profeti di sventura, tanto più che si moltiplicano a dismisura gli incontri interreligiosi di preghiera per la pace. Nel suo messaggio per i partecipanti alla riunione di Assisi, il Papa ha concluso con una invocazione: «Le nostre preghiere ottengano da Dio la desiderata pace per tutti i Paesi del mondo». Dopo tanta prova di devozione, il santo uno-gnostico-trino-cristiano-yahweh-allah-brahman+ le esaudirà certamente.

Anzi, non si capisce com’è possibile che ancora non sia avvenuto, come si chiede l’inviato ad Assisi per VaticanNews: «Perché, nonostante il dialogo, il mondo continua a essere attraversato da guerre, ingiustizie e nuovi nazionalismi?». Già, perché?

Vincenzo Gubitosi

  • 1

    Contra Faustum, c. 44, in P.L. 42, 447.

  • 2

    S. Th., II-II, q. 40, art. 1.

  • 3

    Radiomessaggio natalizio, 24 dicembre 1948.

  • 4

    Iota Unum, Lindau, Torino 2009, p. 402.