La battaglia per la Messa (3/3): 50 anni dopo, continua

Fonte: FSSPX Attualità

A mezzo secolo dalle prime resistenze alla nuova messa, cosa resta della battaglia dei veterani? Lo sguardo di un laico che ha vissuto in prima persona questi eventi consente di valutare il cammino percorso, ma anche le ragioni dottrinali di un impegno ancora oggi attuale.

È passato mezzo secolo. Nel 2026, il nostro brav'uomo è molto invecchiato.

Non è più un sacerdote anziano e indipendente a venire a celebrare la messa. Ora è uno dei giovani sacerdoti della Fraternità San Pio X. Non ci sono più il salotto angusto né il capannone ad accogliere il Santo Sacrificio. Oggi la messa è celebrata in una bella chiesa, con molti chierichetti, un coro, un organo e delle campane. Gli eroi della sua giovinezza, mons. Lefebvre, Jean Madiran e padre Calmel, sono tutti partiti verso la loro ricompensa eterna.

I suoi figli sono cresciuti e si sono sposati. Grazie a Dio, sono tutti rimasti fedeli alla messa tradizionale. Ora sono i nipoti a raccogliere il testimone. Per il momento resistono, ed è una gioia immensa per il signor Vincent vedere la sua numerosa discendenza assistere al Santo Sacrificio per il quale ha valorosamente combattuto. Nelle giovani generazioni, alcuni sono diventati sacerdoti o religiose. Rende grazie per queste vocazioni sbocciate ai piedi dell'altare.

Tutti questi frutti sono nati dall'impegno fermo e senza compromessi di questo anziano signore, con il suo corteo di sacrifici. Altrettanti semi gettati tempo fa, che portano oggi i loro frutti.

Ma la battaglia continua!

Finché la messa di sempre non sarà celebrata in Vaticano e in tutte le chiese, finché il regno di Nostro Signore Gesù Cristo non sarà proclamato da Roma, finché la Tradizione non tornerà a essere il faro che guida la Chiesa di Dio, la battaglia deve continuare.

Una questione di fede, non di sensibilità

Il signor Vincent teme a volte che coloro che non hanno conosciuto i primi anni della resistenza non ne comprendano più il rigore né l'importanza. Alcune cose sono cambiate intorno a lui.

Vede oggi sacerdoti e fedeli che amano profondamente la messa tradizionale, ma non osano condannare la messa nuova. Spesso si limitano a deplorare «la scarsa importanza data al silenzio» o «l'assenza di senso del mistero dovuta all'abbandono del latino» nel rito di Paolo VI. Tutto ciò è vero, ma significa mancare l'essenziale.

Ripensando agli anni eroici della battaglia per la messa, il signor Vincent constata che certi fedeli sembrano ignorare le ragioni fondamentali di questa resistenza, che poggiava anzitutto su obiezioni dottrinali. Tutti quei giovani che partecipano al pellegrinaggio da Parigi a Chartres sanno che il cardinale Ottaviani ha denunciato un nuovo Ordo Missae «che si allontana, nell'insieme come nei particolari, dalla teologia cattolica della Santa Messa»?

È anzitutto una questione di fede!

Il signor Vincent è felice di vedere che le messe tradizionali si moltiplicano in Francia. Ma resta sorpreso nel sentir parlare della messa nuova e della messa tradizionale come di «due forme della stessa liturgia romana, che possono arricchirsi a vicenda, costituire due espressioni di un'unica teologia della Chiesa e dell'Eucaristia».1 Legge anche questa affermazione: «La Fraternità San Pietro non ha mai messo in discussione la validità, la legittimità e la fecondità della liturgia attuale».2

Come gli sembrano lontane queste parole dalle dichiarazioni di padre Calmel e di Jean Madiran! Per il signor Vincent, simili compromessi sono ben lontani dalla battaglia condotta da Itinéraires all'inizio degli anni Settanta.

Il Vaticano tollera talvolta che si preferisca l'antica messa, ma mettere in discussione l'ortodossia dottrinale del nuovo Ordo Missae resta ai suoi occhi inaccettabile.

Il signor Vincent aveva apprezzato la libertà accordata alla messa tradizionale da Benedetto XVI. Aveva tuttavia notato che il Papa escludeva la possibilità di rifiutare il Novus Ordo per ragioni di principio, il che era precisamente la posizione della Fraternità San Pio X. Nella sua lettera ai vescovi del 7 luglio 2007, Benedetto XVI scriveva: «Per vivere la piena comunione, i sacerdoti delle comunità che aderiscono all'uso antico non possono nemmeno, per principio, escludere la celebrazione secondo i nuovi riti. L'esclusione totale del nuovo rito non sarebbe coerente con il riconoscimento del suo valore e della sua santità».3

Nel luglio 2026, il cardinale Víctor Manuel Fernández sembrava riprendere questa distinzione in altra forma, nella nota esplicativa che accompagnava il decreto di scomunica: «I fedeli che assistono alla messa detta da un sacerdote della FSSPX per motivi liturgici o spirituali non sono scomunicati».4

Il signor Vincent ha la sensazione che, quando le autorità romane esigono il riconoscimento della «validità» della riforma liturgica, chiedano in realtà di più: il riconoscimento dell'ortodossia dottrinale del nuovo rito. Perché la Fraternità San Pio X non ha mai negato che la messa nuova possa essere valida, purché ricorrano le condizioni necessarie alla validità del sacramento: la materia, la forma e l'intenzione. È proprio sul terreno dottrinale che resta il disaccordo.

La Fraternità prosegue la battaglia

Ma Dio è buono. Conosce la debolezza degli uomini, e questa battaglia è così difficile! Per grazia di Dio, sotto lo sguardo della Provvidenza, la piccola Fraternità San Pio X continua a restare in piedi, custodendo e proteggendo il tesoro della Tradizione, in attesa di poterlo restituire a sua madre, la Roma di sempre.

Il signor Vincent ascolta con emozione le parole di don Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità San Pio X. Fanno eco ai grandi scritti degli anni Settanta: «Da una parte c'è la messa di sempre, vessillo di una Chiesa che sfida il mondo e che è certa della vittoria, perché la sua battaglia non è altro che la continuazione di quella che Nostro Signore ha condotto per distruggere il peccato e il regno di Satana. È con la messa, e attraverso la messa, che Nostro Signore arruola le anime cristiane nel suo stesso combattimento, facendole partecipare insieme alla sua croce e alla sua vittoria. Da tutto ciò deriva una concezione radicalmente militante della vita cristiana. Due note la caratterizzano: lo spirito di sacrificio e una speranza incrollabile.

«Dall’altro lato sta la messa di Paolo VI, espressione autentica di una Chiesa che si vuole in armonia con il mondo, che presta orecchio alle istanze del mondo; una Chiesa che, in fondo, non deve più combattere il mondo perché non ha più nulla da rimproverargli; una Chiesa che non ha più niente da insegnare perché è in ascolto delle potenze di questo mondo; una Chiesa che non ha più bisogno del sacrificio di Nostro Signore perché, avendo perduto la nozione del peccato, non ha più niente da espiare; una Chiesa che non ha più per missione di restaurare la regalità universale di Nostro Signore, poiché vuole portare il suo contributo all’elaborazione di un mondo migliore, più libero, più ugualitario, più eco-responsabile; e tutto questo con dei mezzi puramente umani».5

Si fanno sentire altre voci

Il signor Vincent nota un'altra differenza tra il 1976 e il 2026. Oggi non ritrova più, o quasi, grandi scrittori, giornalisti e uomini di lettere laici che portino alla battaglia per la messa un sostegno paragonabile a quello di Jean Madiran, Henri Charlier, Louis Salleron, Marcel de Corte o Jean de Viguerie. Questi uomini avevano sostenuto mons. Lefebvre al momento della sua condanna del 1975 e delle pene canoniche del 1976.

In compenso, diversi vescovi hanno manifestato pubblicamente, nel 2026, il loro sostegno alla Fraternità San Pio X. È un grande segno di speranza.

Mons. Athanasius Schneider dichiara: «La FSSPX è praticamente l'unica comunità all'interno della Chiesa oggi ad attirare apertamente l'attenzione sulle manifeste ambiguità dottrinali presenti in alcune dichiarazioni conciliari e nel rito della Messa Nuova, chiedendo chiarimenti inequivocabili e, se necessario, emendamenti, conformemente al Magistero costante della Chiesa […] Con la sua instancabile insistenza sulla chiarezza in materia di dottrina e di liturgia, la FSSPX rende un immenso servizio alla Chiesa intera, un servizio di portata storica».6

Mons. Joseph Strickland, in un altro stile, esprime una convinzione simile: «Loro [la FSSPX] non chiedono novità. Non chiedono potere. Chiedono dei vescovi, perché senza vescovi non ci sono sacerdoti, e senza sacerdoti non ci sono sacramenti, e senza sacramenti la Chiesa non sopravvive in modo significativo. Hanno chiesto. Hanno atteso. Non hanno ricevuto alcuna risposta che affrontasse la realtà […] La pazienza è una virtù. Ma la pazienza non è guardare il sacerdozio morire mentre i responsabili rifiutano di agire. La fiducia è necessaria. Ma la fiducia non è fingere che il silenzio sia saggezza quando non lo è. L'obbedienza è santa. Ma l'obbedienza non è mai stata cooperare all'erosione della Fede. Arriva un momento in cui continuare ad aspettare diventa una forma di capitolazione».7

Tenere duro e trasmettere

L'epoca è diversa. Alcune circostanze sono cambiate, ma è sempre la stessa battaglia. L'ecologia, la sinodalità, l'inclusione e tutte queste novità che il signor Vincent giudica contrarie alla dottrina cattolica gli appaiono come nuove manifestazioni delle stesse idee rivoluzionarie che hanno invaso la Chiesa dal Concilio Vaticano II.

I cattolici tradizionali rifiutano di collaborare alla distruzione della Chiesa che si svolge sotto i loro occhi. Non accettano la messa nuova protestantizzata, rifiutano di parteciparvi e di definirla ortodossa e legittima. È anche per questo motivo che rifiutano di firmare una dichiarazione dottrinale ambigua che costituirebbe un compromesso e si presterebbe a confusione.

Nella sostanza, nulla è cambiato dal 1976.

Al crepuscolo della sua vita, il signor Vincent prega per la sua numerosa discendenza, perché resti fedele alla buona battaglia. Pensa alla generazione successiva, e a quella che verrà ancora dopo, per amore della Santa Chiesa. Crede alle promesse di Nostro Signore: Egli sarà con la sua Chiesa fino alla consumazione dei secoli, e le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa. Sì, la Chiesa, di cui la santa messa è il cuore, è un'opera divina. Attraversa una terribile tempesta. Bisogna tenere duro. Non farà naufragio.

Il signor Vincent prega per Papa Leone XIV, come ha pregato per tutti i Papi che ha conosciuto. Un giorno, Pietro piangerà amaramente e tornerà alla Tradizione. Riprenderà pienamente il suo ufficio di custode del deposito della fede. Allora si compirà di nuovo la parola di Nostro Signore: «E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli».

Sarà la fine della crisi della Chiesa. Quel giorno verrà, il signor Vincent ne è intimamente convinto. Forse non vedrà quel giorno glorioso, ma poco importa. Credo in sanctam Ecclesiam catholicam.

Ricorda Nostra Signora di Fatima, quel santuario in cui si è recato più volte, e la promessa della Santa Vergine: «Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà».

Marie de Clermont

  • 1

    Intervista a Padre de Lagrasse, La Nef, gennaio 2024.

  • 2

    Don Benoît-Paul Joseph, dichiarazione su KTO, 23 febbraio 2022.

  • 3

    Benedetto XVI, Lettera ai vescovi di accompagnamento al motu proprio Summorum Pontificum, 7 luglio 2007.

  • 4

    Dicastero per la Dottrina della Fede, Prassi per la riconciliazione di alcuni laici provenienti dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, 2 luglio 2026.

  • 5

    Don Davide Pagliarani, Lettera Due messe edificano due città, 22 luglio 2021.

  • 6

    Michael Haynes, «EXCLUSIVE: Bishop Schneider says SSPX’s activity a ‘work of Divine Providence’ for Holy See», The Catholic Herald, 13 octobre 2026.

  • 7

    Mons. Joseph E. Strickland, The Line in the Sand, lettera del 6 febbraio 2026.