Cortocircuito logico
Secondo alcuni, denunciare pubblicamente le deviazioni del magistero moderno (alcuni esempi: benedizione alle coppie omosessuali, comunione ai divorziati risposati, negazione della corredenzione, ecc.) sarebbe perfettamente lecito: non ci sarebbe né disobbedienza, né insubordinazione, né scisma.
Invece, consacrare dei vescovi al preciso scopo di continuare a denunciare questi stessi errori e di mantenere integra la fede cattolica, sarebbe un atto di disobbedienza, di insubordinazione, di scisma.
Vorremmo ricordare, in primo luogo, che al magistero non infallibile si deve comunque l’assenso interno e religioso della mente. In altre parole, non basta né il conformismo esterno né il silenzio ossequioso, ma si richiede che il fedele, con l’intelletto e con la volontà, aderisca sinceramente a quanto la Sede Apostolica insegna (cfr. Pio IX, Quanta cura; Pio XII, Humani generis). Certo, è vero che ci sono gradi diverso di assenso. L’assenso che si deve al magistero infallibile è l’assenso della fede, assoluto e incondizionato, mentre l’assenso che si deve al magistero non infallibile è l’assenso delle virtù di obbedienza e di religione, non assoluto e condizionato. Ma sempre di assenso si tratta: non si può, con la scusa dei diversi gradi di adesione, scambiare l’assenso con un dissenso.
Dissentire dal magistero non infallibile implica necessariamente una disobbedienza al Papa, appunto perché, come abbiamo visto, l’assenso a questo tipo di magistero si fonda sulle virtù di obbedienza e di religione. C’è però un caso in cui è lecito dissentire: «quando la Chiesa, con autorità pari o superiore, decida diversamente» (J. Salaverri, De Ecclesia Christi, Madrid, 1962, p. 707). Ora, nel caso della benedizione delle coppie omosessuali, della comunione ai divorziati risposati, ecc. la Chiesa ha già preso una decisione diversa e definitiva nel passato. Quindi è legittimo criticare, anche pubblicamente, i documenti magisteriali che contengono questi errori. Non perché il magistero non infallibile sia di per sé facoltativo, ma perché, nel caso specifico, esso non è né può essere vincolante, essendo difforme dall’insegnamento tradizionale della Chiesa.
Ora, la Fraternità sta forse facendo qualcosa di diverso? Il motivo preciso per cui sono state fatte le consacrazioni del 1° luglio è continuare a denunciare pubblicamente gli errori che si trovano nel magistero attuale e, di conseguenza, conservare la fede cattolica nella sua integralità. Ne volete una prova? Tutte le volte che la Fraternità ha cercato un accordo con Roma, la risposta è sempre stata la stessa: dovete dare il vostro assenso al Vaticano II e al magistero postconciliare e smettere di criticare il magistero contemporaneo del Papa e la sua persona (cfr. i documenti citati in appendice). Volete una controprova? Nessuno degli Istituti ex-Ecclesia Dei ha mai criticato pubblicamente, in documenti ufficiali, le deviazioni del magistero attuale. L’unica realtà che aveva provato a farlo, i Francescani dell’Immacolata, è stata distrutta.
Si dirà: le intenzioni della Fraternità erano forse buone, ma il fine (rifiutare gli errori del magistero attuale) non giustifica i mezzi (consacrazioni senza mandato apostolico). Abbiamo però dimostrato in un articolo precedente (Né scismatici né disobbedienti) che, nella situazione presente, consacrare dei vescovi senza mandato apostolico non costituisce né insubordinazione, né scisma, né disobbedienza. La teologia, su questo punto, è chiara. A patto di conoscerla.
don Daniele Di Sorco
Appendice
- «Il nuovo testo della Dichiarazione dottrinale deve contenere un paragrafo nel quale i firmatari dichiarino, in modo esplicito, la loro accettazione degli insegnamenti del Concilio Vaticano II e di quelli del periodo post-conciliare, accordando a dette affermazioni dottrinali il grado di adesione loro dovuto. I membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X devono riconoscere non solo la validità, ma anche la legittimità del Rito della Santa Messa e dei Sacramenti, secondo i libri liturgici promulgati dopo il Concilio Vaticano II» (Lettera del card. Müller a mons. Fellay, 6 giugno 2017).
- «Prometto fedeltà alla Chiesa cattolica e al Romano Pontefice, supremo Pastore della Chiesa, Vicario di Cristo, Successore del beato Pietro nel suo Primato e Capo del Collegio dei Vescovi, astenendomi da qualsiasi dichiarazione pubblica che sia contraria alla sua persona o al suo Magistero» (cfr. cann. 1373 e 1365 CIC)» (Dicastero per la Dottrina della Fede, Prassi per la riconciliazione di sacerdoti e laici provenienti dalla Fraternità Sacerdotale S. Pio X, 2 luglio 2026).